L’assessore provinciale alla sanità Thomas Widmann e il direttore generale della Asl Florian Zerzer sono indagati dalla procura della Repubblica di Bolzano per turbativa d’asta. Per Zerzer è la seconda iscrizione nel registro degli indagati, dopo la vicenda delle mascherine non conformi fatte arrivare dalla Cina. L’indagine, questa volta, riguarda l’acquisto di 400 mila scaldacollo, indicati come barriere protettive contro il Covid-19, e distribuiti gratis, nella prima fase dell’epidemia, nelle edicole e nei tabacchini dell’Alto Adige. L’acquisto avvenne in due momenti: il primo ordinativo, 300 mila scaldacollo, per un totale di quasi 500 mila euro, fu fatto alla azienda Texmarket, nella cui proprietà risulta essere anche Cristopher Widmann, cugino dell’assessore. Il secondo ordinativo, alla ditta Elfer srl, fu di quasi cento mila euro. Questa seconda fornitura riguardava un’indagine di mercato fatta da parte dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige, tramite richiesta di preventivo finalizzata ad una procedura negoziata in estrema urgenza, con base d’asta di € 170.000,00 iva esclusa. L’offerta della ditta Elfer srl risultò la più economica e più rapida nella gestione dell’ordine e relativa distribuzione (avvenuta in 7-10 giorni). L’aggiudicazione avvenne ad un prezzo ribassato per un totale di € 94.000,00 iva esclusa. Nel prezzo era anche compresa la spedizione su tutto il territorio altoatesino direttamente a tutti i vari punti di distribuzione.
Ai due indagati Widmann e Zerzer la Procura contesta però di aver omesso di indire una vera e propria gara. Secondo la Procura, infatti, gli scaldacollo non possono essere considerati dispositivi medici di protezione individuale. Di conseguenza non avrebbe potuto essere attivata la procedura d’urgenza prevista nelle disposizioni anti Covid.
SCALDACOLLO SENZA GARA, INDAGATI WIDMANN E ZERZER

22 Maggio 2020
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