In due anni di pandemia, il settore dei pubblici esercizi del Trentino ha perso 351 imprese di ristorazione, dovendo fare slalom tra oltre il 30% del calo dei consumi e ora tra i rincari di bollette e benzina. E’ un grido d’allarme quello che la categoria, che in provincia conta 800 associati, rivolge alle istituzioni. Per uscire dalla crisi servono aiuti strutturali e non interventi a spot. Il quadro, fortemente incerto, si basa su un sondaggio, effettuato tra baristi e ristoranti: il 30% degli esercenti trentini ha aderito: per il 75% di loro la stagione inverale è stata negativa con pochi clienti. L’assenza di turisti, l’aumento dei contagi e le nuove abitudini lavorative come lo smartworking hanno inciso pesantemente su una categoria, che aveva assistito ad una timida ripresa nel 2021. Le aziende meno soddisfatte sono quelle del capoluogo e delle zone meno turistiche. L’associazione dei pubblici esercenti chiede la proroga della cassa integrazione covid, della moratoria sui mutui e nuove misure per abbattere i costi. [fm]
LA PANDEMIA HA CANCELLATO 351 IMPRESE DI RISTORAZIONE IN TRENTINO
La categoria in difficoltà tra un calo del 30% dei consumi e nuovi rincari

3 Febbraio 2022
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