“L’autonomia dell’Alto Adige è il nostro bene comune, la casa comune per tutti i gruppi linguistici, un modello capace di superare conflitti etnici”. Lo ha detto il governatore altoatesino Arno Kompatscher, salutando a Castel Tirolo il presidente italiano e quello austriaco, Sergio Mattarella e Alexander Van der Bellen. Il presidente della Provincia di Bolzano ha sottolineato l’importanza dell’evento odierno e la commemorazione congiunta questo pomeriggio a Bolzano della prima vittima del fascismo in Alto Adige, il maestro Franz Innerhofer, ucciso mentre difendeva un alunno dalla violenza fascista. I due presidenti renderanno anche omaggio alle vittima del nazifascismo davanti al muro dell’ex lager di via Resia.
Il presidente si è detto inoltre sicuro “che anche noi, nella nostra provincia, possiamo superare le controversie che sono ancora d’ostacolo alla pacifica convivenza, se le affrontiamo attraverso un dialogo improntato al rispetto reciproco. Ciò ci consentirà anche in futuro di avvalerci dell’autonomia come di un efficace strumento di tutela e di sviluppo, che ci permetta di rafforzare le identità e al tempo stesso trarre beneficio dal valore aggiunto della pluralità del nostro territorio”.
Nel proprio discorso Kompatscher ha affermato quindi che “grazie all’autonomia così ottenuta l’Alto Adige si trova oggi in una buona situazione culturale ed economica”.
Secondo il presidente gli strumenti di tutela previsti, come la parificazione delle lingue, il criterio della proporzionale nell’assegnazione dei posti nel pubblico impiego, l’insegnamento nella propria madrelingua, hanno prodotto i loro effetti positivi per tutti i gruppi linguistici. “Questa tutela e questa sicurezza – ha aggiunto – costituiscono una solida base per venire incontro gli uni agli altri e per trasformare una pacifica coesistenza in una convivenza fondata sulla reciproca stima”. Questa evoluzione positiva, ha ammonito il Landeshauptmann “è però compromessa, messa a repentaglio, ogni qualvolta qualcuno si diverte a giocare col fuoco e a provocare. Quando questioni non ancora risolte in modo soddisfacente, come la toponomastica o la gestione dei simboli del nostro travagliato e ancora opprimente passato, sono strumentalizzate per anteporre ciò che ci divide a ciò che ci unisce, per alimentare il risentimento e l’odio, creare nemici e sostenere posizioni radicali, allora significa che non abbiamo imparato nulla dalla nostra storia. Soluzioni e sviluppi positivi per la nostra provincia sono stati raggiunti solo quando siamo riusciti a far prevalere il dialogo, la volontà di intesa, il rispetto e la disponibilità al compromesso sulla legge del più forte e sulla violenza fisica e verbale”.



