Indebita compiacenza, totale mancanza di controlli, falsi sitematici, spregiudicatezza e sicurezza di impunità. Il quadro è tracciato dal giudice Enrico Borrelli nelle motivazioni della sentenza di condanna in primo grado per l’inchiesta sull’ex consorzio Trento Rise, ora in liquidazione. Il filone d’indagine è quello relativo alle consulenze legali, per cui lo scorso giugno furono condannati tutti e 5 gli imputati con accuse che, a vario titolo, vanno dalla truffa e falso, abuso d’ufficio e turbata libertà degli incanti. Secondo il giudice, che nelle motivazioni fa riferimento ad atti retrodatati, “le modalità di rinvenimento degli atti in questione appaiono significative in ordine all’inserimento della questione dei falsi in un più ampio disegno. Nonostante la natura degli atti, la natura dei soggetti e gli importi relativi, taluni atti non risultano rinvenuti presso gli uffici di Trento Rise ma rinvenuti presso le abitazioni”. Inoltre, come riporta la stampa locale, “i quattro atti risultano redatti in due distinti archi temporali (ottobre 2013 e agosto 2014), a riprova che i reati (a consumazione istantanea) si sono inseriti in un sistema diffuso di prassi operative di illegalità”.
SCANDALO TRENTO RISE. TOTALE MANCANZA DI CONTROLLI E FALSI SISTEMATICI
20 Settembre 2017
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