PONTE SULLO STRETTO, LA MACCHINA SI RIMETTE IN MOTO

Foto: Italpress ©

ROMA (ITALPRESS) – Una lunghezza complessiva di 3.660 metri, una campata unica sospesa di 3.300 metri, una larghezza di 61 metri e due torri alte 399 metri. Sono i numeri che farebbero del Ponte sullo Stretto di Messina il ponte sospeso più lungo del mondo. Un’opera ingegneristica imponente, figlia di ambizioni che vengono da molto lontano, e che potrebbe concretizzarsi col nuovo governo di centrodestra intenzionato a fare sul serio.
Da oltre cinquant’anni studiosi, ingegneri e tecnici si occupano della fattibilità del Ponte sotto ogni profilo geologico, sismico, ambientale e paesaggistico, con tanto di iniziative politiche che nel 1981 portarono alla costituzione della società Stretto di Messina (SdM), in attuazione di una legge del 1971 finalizzata a progettare, realizzare e gestire il collegamento stabile tra la Sicilia e il Continente. Nel 1974, del resto, anche il Parlamento europeo si era pronunciato per la prima volta a favore dell’infrastruttura, definendola “opera di interesse comunitario”.
In quegli anni di importanti novità tecnologiche, fu accantonata definitivamente l’idea di costruire un ponte a più campate, a causa della profondità del mare che rischia di compromettere la stabilità dei piloni di sostegno. Campata unica, quindi, che porterebbe peraltro l’Italia a battere l’attuale record detenuto dal Giappone con un ponte analogo di poco meno di due chilometri. Nel corso degli anni Ottanta e Novanta, tuttavia, nonostante il progredire dei lavori della SdM, che nel 1986 presenta il “Rapporto di Fattibilità”, integrato l’anno successivo, l’opera fu trascurata dalla politica, se non abbandonata. Fino al 2001, quando il secondo governo Berlusconi la riporta in auge, al punto che nel 2005 il consorzio Eurolink vince l’appalto e l’anno dopo vengono firmati gli ultimi accordi per il perfezionamento del progetto. Seguono ulteriori alti e bassi di natura politica, e malgrado nel 2011 si arrivi all’approvazione definitiva del progetto, la delibera del Cipe n.6 del 2012 sancisce la non priorità dell’intervento e la messa in liquidazione della SdM, mandando in fumo centinaia di milioni di euro. Resta comunque sul tavolo la validità di analisi e studi approfonditi a sostegno di quel progetto. Dal punto di vista ambientale, per esempio, sono stati condotti studi specifici sull’avifauna migratoria e i flussi dei cetacei, sull’effetto ombra rispetto alla flora e alla fauna marina, sull’acustica e l’illuminazione e sulla riduzione dell’impatto dei cantieri.
In relazione alle problematiche geologiche e di natura sismica, le indagini geognostiche condotte attraverso numerosi sondaggi e carotaggi, nonchè il ricorso a tecniche innovative di analisi come il congelamento, hanno rilevato che i movimenti tettonici dell’area interessata non sarebbero in grado di provocare spostamenti superiori a qualche centimetro al di sotto delle torri poste sulle due sponde dello Stretto.
Quanto all’impatto economico e sociale, si stima che la realizzazione del Ponte possa rappresentare un importante volano di sviluppo prima di tutto per la Calabria e la Sicilia, che sarebbero interessate anche dalla costruzione di circa 40 chilometri di collegamenti stradali e ferroviari. “Ho già fatto la prima riunione operativa con ingegneri ed esperti. C’è già un’ipotesi di costo e di tempistica”, ha annunciato il neo ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Matteo Salvini, in videocollegamento al 66° Congresso nazionale degli Ordini degli ingegneri d’Italia. Potrebbero bastare pochi mesi per rimettere in moto la macchina, dalla revoca della liquidazione della società Stretto di Messina fino all’apertura del cantiere.
A quel punto tornerebbe d’attualità la copertina della “Domenica del Corriere” che nel marzo del 1965 fu dedicata al Ponte col titolo: “La Sicilia diventa continente”.

– foto Agenziafotogramma.it –

(ITALPRESS).

29 Ottobre 2022


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