“L’imputato si è immediatamente costituito, ha riconosciuto le proprie responsabilità agevolando l’attività d’indagine, si è rapportato correttamente con l’autorità inquirente e ha serbato un buon comportamento processuale”. È quanto viene riportato dal gup del Tribunale di Rovereto nella sentenza di condanna a dodici anni di carcere a carico del 48enne Ilir Zyba Shehi per l’omicidio di Mara Fait, avvenuto il 28 luglio 2023 nella frazione di Noriglio. Nelle motivazioni, citate dalla stampa locale, emerge anche come il 48enne, reo confesso dell’omicidio, abbia “mostrato pentimento e rivolto le proprie scuse alla famiglia, atteggiamenti che paiono sinceri, tenuto conto della prostrazione che è stata rilevata in carcere e nei numerosi contatto con l’autorità inquirente”. Il giudice, nell’udienza di condanna, aveva rigettato la richiesta di applicazione dell’attenuante della provocazione, riconoscendo invece le attenuanti generiche, per il comportamento dell’uomo, ritenuto capace di intendere e volere, dopo il delitto. Secondo il giudice, “il fatto che l’imputato abbia commesso un così grave crimine e non sia riuscito a contenere i propri istinti omicidiari, a fronte di una situazione certamente di tensione e sofferenza che però può riproporsi in ogni contesto di vita condivisa, ne dimostra la pericolosità sociale”. A pena conclusa è stata quindi disposta l’espulsione dall’Italia. La pena potrebbe ridursi a dieci anni qualora decidesse di non presentare ricorso, come previsto dal meccanismo del “doppio sconto” previsto dalla riforma Cartabia.
OMICIDIO FAIT, DEPOSITATA LA SENTENZA
Imputato pentito e collaborativo

3 Settembre 2024
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