Sono sessantuno le persone raggiunte dall’avviso di conclusione delle indagini firmato dalla Procura locale. Tra loro, quattordici italiani e quarantasette cittadini extracomunitari, accusati a vario titolo di falso, truffa e favoreggiamento.
Il meccanismo era oliato: grazie alla presunta complicità di un pubblico ufficiale, venivano certificate false residenze e registrati contratti di affitto fittizi al solo scopo di ottenere o rinnovare i permessi di soggiorno. In alcuni casi, sono stati organizzati finti matrimoni tra giovani donne magrebine e cittadini italiani ultrasettantenni.
Nel mirino degli inquirenti è finito anche un patronato cittadino: i gestori, pur dichiarandosi formalmente disoccupati e percependo il reddito di cittadinanza, avrebbero incassato ingenti somme di denaro dai migranti per istruire le pratiche illecite.
L’operazione ha portato anche alla revoca del sussidio per cinquantacinque persone.
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