Un medico bolzanino, da qualche anno domiciliato in Abruzzo, è sotto inchiesta per omicidio volontario per dolo eventuale. I fatti in questione risalgono al 25 gennaio 2014 quado la convivente del professionista, che all’epoca lavorava all’ospedale di Bolzano, entrò in coma per effetto di una potente dose di cocaina iniettata direttamente in vena.
Invece di dare subito l’allarme e chiedere l’intervento dei soccorsi, il medico si sarebbe preoccupato di difendere la sua posizione professionale e la sua carriera portando in cantina il corpo esanime della convivente per far apparire che si fosse drogata fuori casa. E così i soccorsi vennero chiamati un’ora dopo quando la donna aveva ormai subìto lesioni cerebrali irreversibili. In effetti morì pochi giorni dopo in ospedale.
Per alcuni anni la Procura contestò al medico (condannato per false certificazioni) l’omissione di soccorso. Secondo il giudice Walter Pelino si trattò invece di omicidio nell’ipotesi del dolo eventuale. Il fascicolo è dunque stato restituito alla Procura per una nuova inchiesta con la nuova imputazione. In sostanza secondo il giudice il medico decise di correre il rischio di provocare la morte della convivente pur di alterare la scena del dramma. Ed in effetti la donna morì



