BAINCOFIORE: “L’AUTOSTRADA DEL BRENNERO FEUDO POLITICO SVP-PD”

Foto @Alessio Coser

“È sconcertante che l’A22, infrastruttura fondamentale del Paese e per il corridoio 8 dell’Europa Helsinki-La Valletta, sia ormai da troppo tempo considerata solo il feudo politico della scellerata alleanza Svp-Pd. Anzi, dopo la nomina di Olivieri nasce il sospetto che l’alleanza scaturisca proprio intorno alla gestione della linea autostradale importante al punto tale, che se anche l’Alto Adige avesse tentazioni indipendentiste, basterebbe chiudere a Salorno o a Borghetto, aumentare esponenzialmente i pedaggi e il confine di un nuovo Stato invalicabile e ben remunerato, sarebbe tracciato”. Ad affermarlo è la deputata altoatesina Michaela Biancofiore, coordinatrice regionale del partito. “Ha coscienza il governo, non a caso a guida Pd, di tutto questo – domanda – mentre sta predisponendo l’ennesimo emendamento che travalica le regole perché ricattato per la legge di stabilità – e magari lo Ius Soli, dai 4 voti Svp? Certamente Forza Italia sarà soddisfatta se l’A22 rimarrà in mano italiane locali, ma la gara per la concessione che è normale strumento dell’economia di mercato, come da direttiva europea, eviterebbe almeno la costante lottizzazione politica dell’infrastruttura che, anche nelle ultime ore, dimostra tragicamente di avere dei grossi limiti di gestione oltre che di costante congestione. E che certo non fanno bene al territorio. Con una nuova interrogazione ad horas, vigilerò che nel marchettificio della legge di stabilità, il Pd non faccia l’ennesimo danno al Paese svendendo i propri gioielli, pena esposto alla Corte dei Conti oltre quella già fatta all’ Anac che mi risulta stia cercando di vederci chiaro, e quindi che il governo italiano, presente o futuro, faccia parte quanto meno della costituenda società in house”. “Sorprendenti infatti – conclude – le assicurazioni date da Gentiloni dopo il pressing dei presidenti delle province autonome Svp-Patt sul rinnovo della concessione quando ancora non sono stati conferiti come da obbligo di legge i 630 milioni di euro del fondo ferrovia accantonati dal 1998 e soprattutto dove siano finiti gli interessi sullo stesso nel frattempo maturati, quantificabili tra i 20 e i 40 milioni di euro. La concessione è scaduta peraltro dal 2014 e ad oggi non si capisce con quali diritti e in base a cosa la società gestisca ancora la rete infrastrutturale e soprattutto proceda a costanti nomine politiche”

29 Ottobre 2017


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