A TRENTO LA TECA CON I RESTI DELL’AUTO DI SCORTA DEL GIUDICE FALCONE

Cerimonia di svelamento ieri in piazza Dante

Foto: quartosavonaquindici.com

Svelata ieri mattina in Piazza Dante a Trento la teca contenente i resti dell’auto di scorta del giudice Giovanni Falcone. Alla cerimonia, organizzata su impulso dell’Assessorato all’istruzione insieme all’ITT Buonarroti nello spazio antistante il Palazzo della Regione, hanno partecipato le autorità locali, studenti e cittadini. Presente Tina Montinaro, presidente dell’Associazione “Quarto Savona 15”, impegnata nella promozione della cultura della legalità e della memoria.
Ad accogliere Tina Montinaro, il presidente della Provincia Maurizio Fugatti e l’assessore Francesca Gerosa. Il presidente Fugatti ha sottolineato: ”Il 23 maggio 1992, con la strage di Capaci, e il successivo 19 luglio, con quella di via D’Amelio, il nostro Paese è stato colpito nel profondo, perdendo Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e gli agenti delle loro scorte. Riportare oggi a Trento la memoria di quei tragici eventi rappresenta un alto esempio di coscienza civica, soprattutto per le giovani generazioni e per una comunità che non ha mai smesso di custodirne il ricordo. Si tratta di una pagina dolorosa, ma decisiva, che ha segnato una svolta nella storia nazionale, rafforzando in modo determinante l’impegno nella lotta alla mafia e nella difesa della legalità. Questo momento assume un valore particolare anche nel dialogo con le nuove generazioni: pur non avendo vissuto direttamente quei fatti, possono comprenderne la portata attraverso lo studio e la testimonianza. È proprio dalla conoscenza di quelle pagine difficili che nasce la consapevolezza necessaria a custodire la memoria, mantenere alta l’attenzione e difendere ogni giorno i principi di legalità”, queste le parole di Fugatti.
Francesca Gerosa, assessore all’istruzione e cultura, per i giovani e per le pari opportunità ha evidenziato: “Innanzi al simbolo dell’eroismo e del coraggio il cuore si apre. Questa auto non è un semplice oggetto, non sono solo lamiere schiacciate e piegate dalla barbarie, è un simbolo. È il segno lasciato dalla violenza mafiosa che ha colpito lo Stato, ma anche della dignità e del coraggio di chi ha servito la Patria fino all’ultimo istante. Su questa auto il 23 maggio 1992 c’erano Giovanni Falcone, sua moglie, la sua scorta. Dentro questa macchina c’è una storia che non possiamo ridurre a una data o alla pagina di un libro. È una storia fatta di persone, di vite spezzate, di responsabilità, di scelte, di coraggio, di amore e di senso del dovere. Per questo la presenza qui oggi di Tina Montinaro ha un valore profondo: ci ricorda che la memoria non deve essere qualcosa di astratto, ma qualcosa che vive nelle persone e nelle loro testimonianze. Ringrazio le nostre scuole che affrontano il tema della legalità, perché dove si semina la cultura della legalità, il seme della mafia non attecchisce. Svelando questo simbolo, rendiamo visibile ciò che la mafia ha tentato di imporre con la violenza: chiniamo il capo innanzi al sacrificio degli eroi, ma alziamo la testa e a fronte alta onoriamo il loro sacrificio con il nostro impegno, ogni giorno”, ha commentato Gerosa.

26 Marzo 2026


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