In Alto Adige, mediamente, una persona ogni settimana si toglie la vita e, ogni giorno, da una a tre persone tentano di suicidarsi. In occasione del quindicesimo anniversario di attività, il Sostegno al telefono della Caritas vuole richiamare l’attenzione su questo fenomeno che spesso viene visto e trattato come un tabù, organizzando il 4 maggio a Bolzano una conferenza con l’olandese Viktor Staudt che, a causa di un tentato suicidio, ha perso 17 anni fa entrambe le gambe. La scelta è dovuta al fatto che nelle 95.000 conversazioni tenute in questi anni dai collaboratori appositamente formati del servizio spesso si è toccato il labile confine tra vita e morte.
“Il sostegno al telefono della Caritas è nato nel 2002 in collaborazione con la Diocesi e su suggerimento della Südtiroler Vinzenzgemeinschaft (Società di San Vincenzo). Erano i primi anni in cui ci si confrontava anche con le necessità psichiche e spirituali delle persone. Un anno prima la Caritas era partita con il servizio di Consulenza per uomini, con il servizio Hospice, invece, operavamo già da quattro anni”, racconta il direttore della Caritas Franz Kripp, ricordandosi gli inizi. “L’idea di partire anche in Alto Adige con il Sostegno al telefono è venuta al nostro ex presidente centrale Josef Plankensteiner. Aveva visto un servizio su ORF riguardante il tema del suicidio e l’aiuto offerto dal Sostegno al telefono austriaco. Da quel momento collaboriamo finanziariamente con la Caritas per rendere possibile anche in Alto Adige il Sostegno al telefono. Organizzare questo servizio all’interno della nostra associazione sarebbe stato per noi troppo impegnativo”, spiega Siegfried Holzer, attuale presidente centrale della Vinzenzgemeinschaft.



