E mentre negli Stati Uniti cresce il malcontento, Trump vola in Cina in una posizione più debole. Le immagini da Pechino parlano da sole: Xi Jinping appare freddo, sicuro, strategico. Trump invece cerca il rapporto personale, i complimenti, la teatralità. Ma dietro le strette di mano si vede chiaramente il nuovo equilibrio mondiale. È la Cina che detta i limiti. Soprattutto su Taiwan: quella è la linea rossa. E Trump, che in campagna elettorale parlava della Cina come del grande nemico economico e strategico degli Stati Uniti, oggi arriva a Pechino in cerca di ossigeno politico ed economico. Cerca accordi commerciali, chiede acquisti agricoli, prova a ottenere aiuto sulla crisi energetica legata allo Stretto di Hormuz. Questa debolezza internazionale nasce da una debolezza interna sempre più evidente. Trump continua a governare come se fosse in una permanente guerra personale contro chiunque osi contraddirlo: giudici, università, media, opposizione politica.
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