La storia nasce negli Stati Uniti: appaiono cadaveri tatuati di cui nessuno conosce l’identità, la gente non riesce a distinguere il vero dal falso tra televisione e social media, i grandi apparati dei servizi segreti brancolano nel buio. A trovare la chiave sono due poliziotti all’antica, un italiano e un americano. Al centro del libro, e del ragionamento di Riotta, c’è il concetto elaborato dal filosofo Luciano Floridi: l’infosfera. “Viviamo in una sfera dell’informazione costante – spiega l’autore di “Generose anime di eroi” -. Prima i nostri padri e nonni andavano a comprare il giornale, la sera alle otto guardavano il telegiornale. Ora non è più così: se si spara a un grande leader politico, se c’è una rivoluzione, la notizia ti arriva in un secondo nella tasca, sul telefonino”. Il risultato è un’accelerazione che logora: “Questo consumo brucia i tempi e rende molto faticoso capire cosa sta succedendo”. Il problema, però, non è solo la quantità. “L’infosfera sta diventando tossica: prima c’era informazione di qualità, adesso abbiamo cattiva informazione”.
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