CALL CENTER DOLOMITI ENERGIA, NUOVA PROTESTA DEI LAVORATORI

A rischio stipendi e sede di lavoro

Foto: Cgil

Nuova protesta delle lavoratrici e dei lavoratori del call center di Dolomiti Energia, che questa mattina hanno incrociato nuovamente le braccia per otto ore e portato le ragioni del loro sciopero sotto la sede della società, in via Fersina. Obiettivo fermare il nuovo appalto, che così come è stato definito, porterà alla cancellazione di 34 posti posti di lavoro in Trentino e l’abbassamento dei salari delle lavoratrici impiegate nella attività di call center. Il bando prevede, infatti, che tra un anno l’attività gestita oggi in Trentino venga trasferita a una azienda di fuori provincia che applicherà il CCNL Telecomunicazioni, senza che sia stato imposto all’azienda appaltatrice cui andrà il lavoro alcun impegno per il mantenimento occupazionale e salariale nei confronti di chi svolge l’attività oggi. Di fatto, secondo la Fiom, Dolomiti Energia con questa scelta maschera la volontà di delocalizzare i posti di lavoro fuori provincia, bypassando così la normativa trentina sugli appalti. Non solo, passando dal contratto metalmeccanico, applicato oggi, a quello delle telecomunicazioni, le buste paga delle lavoratrici si alleggeriranno in modo significativo, anche 500 euro meno al mese, e a guadagnare sarà solo la società. “Società – ha ricordato il segretario della Fiom, Michele Guarda – che è controllata da soggetti pubblici, cioè i comuni di Trento e Rovereto accanto alla Provincia, che ha bilanci floridissimi grazie allo sfruttamento dell’acqua, che è un bene pubblico. Dimostrare responsabilità sociale sarebbe il minimo. Invece si compie una scelta al ribasso, sul piano economico e delle tutele. Per noi è inaccettabile”. Fiom ha già chiesto un incontro con il presidente della Giunta provinciale, Maurizio Fugatti, e il vicepresidente Achille Spinelli. Interlocuzioni ci sono già state con il Comune di Trento. “E’ il caso che i soci pubblici facciano sentire la loro voce”, ammonisce il segretario che assicura che la protesta andrà avanti.

1 Dicembre 2025


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