LIPOSUZIONE, IL PARERE DEL MEDICO SU RISCHI E COMPLICAZIONI

Foto: Italpress ©

ROMA (ITALPRESS) – Le recenti morti legate a interventi di liposuzione hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza della chirurgia estetica all’estero.
Partendo da questi tragici episodi, il dottor Skerdi Faria, fondatore della Clinica KEIT, già ricercatore nel campo delle infezioni ospedaliere, offre una panoramica generale su questo tipo di intervento e sui rischi che può comportare.
Faria sottolinea che “la liposuzione non deve essere considerata una semplice procedura estetica, bensì un intervento chirurgico complesso che richiede il rispetto rigoroso dei protocolli ospedalieri e una valutazione accurata del paziente prima dell’operazione”. “La sicurezza e il risultato – spiega – dipendono da numerosi fattori: lo stato di salute generale, la quantità di grasso da rimuovere, le aree corporee coinvolte e la qualità del monitoraggio medico prima, durante e dopo l’intervento. In assenza di tali standard, il rischio di complicazioni gravi – dalla perdita di liquidi agli shock sistemici o infezioni – aumenta sensibilmente”.
Tra le complicazioni più serie che possono verificarsi durante una liposuzione, Faria menziona “il danno agli organi interni. In rari casi, quando la cannula (il tubo utilizzato per aspirare il grasso) viene inserita troppo in profondità o con un’angolazione errata, può lesionare strutture delicate come intestino, stomaco o organi circostanti”.
Tuttavia, precisa il medico, “con una corretta diagnostica preoperatoria e un controllo intraoperatorio continuo, si tratta di un evento eccezionale. Se dovesse accadere, però, è necessaria una immediata reintervento chirurgico per evitare conseguenze gravi come emorragie, infezioni o shock settico”.
Faria evidenzia che il rischio aumenta notevolmente nei casi di liposuzione ad alto volume, quando vengono rimossi diversi litri di grasso in un’unica seduta.
Secondo lui, l’asportazione di più di 4-5 litri di tessuto adiposo “rappresenta un importante stress per l’organismo, sia dal punto di vista emodinamico che metabolico.
In questi casi, possono insorgere squilibri elettrolitici, perdita eccessiva di liquidi, o un rischio maggiore di trombosi ed embolie. Per questo motivo – sottolinea – interventi di tale portata devono essere eseguiti solo in strutture ospedaliere dotate di rianimazione attiva e sotto la costante supervisione di un anestesista”.
Faria rimarca inoltre che “il monitoraggio post-operatorio è tanto cruciale quanto l’intervento stesso.
Il paziente deve restare sotto osservazione per almeno 24 ore in ambiente ospedaliero, dove vengono controllati i parametri vitali, la diuresi, l’ossigenazione e l’eventuale comparsa di infezioni. Ogni sintomo anomalo deve essere affrontato immediatamente”. Anche nella pratica della Clinica KEIT, spiega il dottore, “il monitoraggio rigoroso è una procedura standard”, ma aggiunge che “come in qualsiasi atto chirurgico, il rischio zero non esiste”.
In conclusione, Faria ribadisce che “la sicurezza del paziente non dipende solo dal chirurgo, ma anche dalla scelta accurata della struttura, dalla trasparenza delle informazioni e dal livello di fiducia nei confronti di chi mette la salute del paziente al di sopra di tutto”.
-foto ufficio stampa KEIT-
(ITALPRESS).

1 Novembre 2025


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