Escludere l’aggravante dello stalking (alla luce della “mancanza di connessione sostanziale tra la condotta persecutoria e quella omicidiaria”), concedere le attenuanti generiche e quella della “provocazione per accumulo” (“l’omicidio è l’esplosione di una rabbia covata per giorni di un uomo che scopre di essere tradito”) prevalenti sulla contestata aggravante del fatto di aver commesso il delitto nei confronti della convivente. In subordine, riconoscere le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti. In entrambi i casi, riducendo la pena entro i minimi edittali (21 anni). È la richiesta dell’avvocato Massimo Dal Ben nei motivi d’appello della sentenza con la quale la Corte d’assise di Bolzano ha condannato il suo assistito, Avni Mecja, a 24 anni per omicidio pluriaggravato. La sera del 22 ottobre 2022, nel loro appartamento di viale Trieste a Bolzano, Mecja uccise la compagna, Alexandra Elena Mocanu, con due martellate alla tempia, per poi fuggire in Albania e tornare in Italia per costituirsi il giorno dopo. Dal Ben contesta alla Corte il fatto di non aver creduto alla ricostruzione dell’imputato: il suo racconto, avevano scritto i giudici nella sentenza, sarebbe stato “funzionale ad affermare una sorta di black out mentale”, il cosiddetto dolo d’impeto.
FEMMINICIDIO DI VIALE TRIESTE A BOLZANO, IMPUGNATA LA SENTENZA
'Mecja uccise la compagna per esasperazione'

9 Settembre 2024
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