Dopo 80 anni, il Cai ha riaperto la questione e inaugurato un percorso di autocritica. Mercoledì 25 gennaio l’incontro con l’Unione delle comunità ebraiche italiane e la Comunità ebraica di Roma.
Durante il ventennio fascista il Club alpino italiano fu alle dipendenze del Partito Nazionale Fascista. Quando nel 1938 furono emanate le “Leggi razziali” per discriminare gli ebrei ed “epurarli” dalla vita sociale, economica, politica, il Presidente generale del Cai Maranesi (nominato dal regime) emanò una circolare alle Sezioni che ordinava di identificare ed espellere i soci ebrei. Dopo la seconda guerra mondiale, escludendo poche Sezioni, non c’è stato da parte del Cai un atto formale di revisione e riammissione dei molti soci espulsi. Nel 2022, all’annuale Assemblea nazionale dei Delegati, con i rappresentanti di tutte le Sezioni ed i soci dell’associazione, è stata approvata all’unanimità una mozione e programma di indirizzo che impegna il Cai a ricostruire i fatti rielaborando la propria storia. Una riabilitazione storica che passerà in molte sezioni italiane attraverso la consegna di tessere Cai alla memoria agli eredi dei soci espulsi e posando delle pietre d’inciampo.[Vs]



